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Nomi italiani di città - Il resto del Mediterraneo 1
Dall'Albania ad Istanbul

 

Continuiamo la nostra immaginaria navigazione lungo le coste del Mediterraneo, per ricordare i nomi italiani delle principali città (non l'italianità) e di come li adoperiamo o meno.

 

Dopo aver lasciato le coste slave dell'Adriatico lanciamo un breve sguardo di saluto all'Albania, in parte bagnata dallo Ionio (i confini dei mari sono una sottigliezza veramente idiota), che per i nomi dal punto di vista linguistico non presenta problemi: da noi vengono sempre adoperati quelli italiani. Una curiosità riguardante l'italiano è, semmai, data dalla conoscenza della nostra lingua da parte degli albanesi, che nel periodo della dittatura nelle grandi città e lungo la costa superava l'80% (la nostra televisione era l'unica programmazione decente a cui potessero attingere), mentre va scemando nelle nuove generazioni.

 

Passiamo così davanti all'isoletta di Fanò, talmente vicina al Salento che nelle giornate serene si può scorgere facilmente. E' un'isola che nonostante questa vicinanza (80 km.) non è mai stata italiana, è stata a lungo disabitata o quasi e, pur restando sempre decisamente greca, ha visto soprattutto la dominazione francese o britannica. Non è strano che in italiano si mantenga il nome derivante dal greco antico (Phanós), mentre nel greco moderno è Othonói: non dobbiamo infatti dimenticare che quella di fronte all'isola è una zona della Magna Grecia, dove il greco antico affiancava il dialetto salentino fino ai primi decenni del secolo scorso. Adesso prevale, però, anche nei volantini pubblicitari (è incantevole e si raggiunge in un attimo dalla costa italiana) il nome di Othoni, creando non poca confusione.

 

E', a questo punto, doveroso un saluto a Zante, o se preferite a Zacinto, dove quando era ancora un protettorato veneziano, nacque da padre italiano e madre greca un tal Niccolò Foscolo. E per chi avesse dimenticato quanto studiato a scuola, è proprio colui che in seguito preferì farsi chiamare Ugo.

 

Quanto visto per le due isole precedenti, è valido per buona parte delle altre isole greche, con nomi che, tra qualche periodo di protettorato britannico, francese o veneziano (sì, va bene, per il Dodecanneso dell'Italia), e il greco antico e moderno che si accavallano, regna da parte nostra (in Italia, non ovviamente in Grecia) un bel po' di confusione. Ci sarebbero tanti nomi italiani per centri ed isole anche molto piccole, ma riteniamo più serio limitarci ai centri maggiori, lasciando ai locali il piacere, se credono, di mantenerne memoria.

 

Arriviamo quindi piacevolmente a Corfù, che nessuno da noi si sogna di chiamare altrimenti, anche perché così (più o meno) è conosciuta nel mondo. Una curiosità: pochi anni dopo l'unità d'Italia, nel 1870, la comunità italiana a Corfù era talmente numerosa che il governo greco proibì l'uso della nostra lingua temendo fenomeni di irredentismo.

 

Circumnavighiamo quindi la Grecia continentale, con città e luoghi talmente incorporati nella nostra cultura, che molto si appoggia su quella ellenica, da non mettere mai in dubbio il nome in italiano con cui li abbiamo chiamati da generazioni. Prima di dirigerci verso la Turchia salutiamo sulla destra la caratteristica isola di Santorini, che al contrario di quanto il nome italianeggiante possa fare pensare, di italiano nella sua storia ha veramente poco (sì, va bene, i soliti veneziani...). Il suo nome è una contrazione (dal latino) di Sant'Irene, a cui l'isola è stata dedicata dai crociati di passaggio (IV Crociata). In realtà l'isola in greco si chiamava Thera e poi in italiano Santorino; nei secoli i greci hanno preso a chiamarla Santorini. Un giusto compromesso, ed è così che l'isola che in passato era definita kalliste (la bellissima) è ora conosciuta nel mondo.

 

Navighiamo tra tante isole. Dietro Santorini c'è, ma molto in lontananza e non si può vedere, Rodi, la regina del Dodecanneso, mentre alle nostre spalle abbiamo lasciato da tempo Creta... ma le isole sono talmente tante da rendere difficile contarle, e quasi tutte hanno anche un nome italiano che a volte appartiene oramai solo alla storia e non più al presente. Non possiamo però non ricordare che Mykonos in realtà, per noi, sarebbe Micono, e Skiathos, l'isola più famosa delle Sporadi, Sciato. Soprattutto ci viene da sorridere ripensando ad un volantino italiano che invitava a visitare l'isola di Kastellorizo (ufficialmente sarebbe Megísti) nel Dodecanneso: una evidente storpiatura di un nome italiano, per la precisione Castelrosso. Ecco: quando si arriva ad abbandonare l'uso del nome originario nella propria lingua per la sua storpiatura in una lingua straniera, allora c'è proprio qualcosa che non va.

 

Ma nel frattempo stiamo già varcando lo stretto dei Dardanelli per abbandonare momentaneamente il Mediterraneo in direzione İstanbul. O Istànbul? O Istanbùl? O si scrive con la "m"? O forse è meglio Costantinopoli? O Bisanzio?


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