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Cognomi italo-stranieri - Parte 1

 

Parte 1 – Premessa generale.

 

Vediamo innanzi tutto di capire che dimensioni ha il fenomeno degli stranieri (con il doppio passaporto o meno) con cognomi italiani, mettendo insieme dati magari non sempre omogenei come periodi, ma comunque sicuramente significativi per inquadrare correttamente l’argomento.

 

Nel 2000 si stimava che vi fossero tra i 60 ed i 70 milioni di “oriundi” italiani sparsi per il mondo. Questa cifra va però letta bene: non si tratta di 65.000.000 (facciamo la media) di emigrati, ma di loro stessi (se ancora in vita), dei loro figli, nipoti, ecc..

 

Alla fine degli anni ’80 del secolo scorso vennero raccolti i dati del grande periodo di emigrazione, tra il 1861 (unità d’Italia) ed il 1985: gli emigrati erano stati circa 30 milioni, di cui solo 1/3 era tornato in patria. Quindi la stima di 65.000.000 di oriundi appare assolutamente più che verosimile, considerando i discendenti di quei 20 milioni rimasti all’estero, e sottraendo i deceduti.

 

Nel 2019, infine, si è calcolata in 5 milioni la cifra degli italiani, nati in Italia ed al momento emigrati nel mondo. Anche questi negli anni avranno avuto figli, magari nipoti…

 

Parliamo quindi di un fenomeno veramente enorme.

 

Riguardo i lingua madre italiana nel mondo, sempre nel 2019 sono stati calcolati in circa 65.000.000, quindi, esemplificando, grosso modo la popolazione italiana più quei 5 milioni di emigrati di prima generazione.

 

Passando poi a coloro che parlano italiano nel mondo le stime sono tante, a ben vedere, però, del tutto inattendibili, in quanto: a che livello lo parlano? Ci sono controlli? Come sono state fatte le stime? Bastano le dichiarazioni degli interessati? Preferiamo restarne fuori ma una considerazione importante è d’obbligo: soprattutto a causa dei molti dialetti, gli italiani all’estero non sono riusciti a mantenere l’uso della nostra lingua, che si è persa spesso quasi del tutto già alla seconda generazione, al contrario di altri popoli, come ad esempio i tedeschi, che in molti casi ne hanno mantenuto l’uso all’estero anche per secoli. C’è sempre certamente, e questo anche nelle generazioni successive, l’amore per quella terra d’origine che magari non hanno mai visto, ma la nazione d’accoglienza tende a prevalere rapidamente in chi ne è nativo.

 

Esemplificativo è un vecchio film, “Il Gaucho”, con Vittorio Gassman (e Amedeo Nazzari) nella parte di un mediocre produttore cinematografico che, accolto magnificamente dalla comunità italiana in Argentina, praticamente in “un’orgia di italianità”, dice ad una bambina piccola, figlia di italiani, che giocava in una stradina polverosa: “Allora anche tu sei italiana!” e lei, facendo il gesto dell’ombrello “Tiè! Yo soy argentina!”. Citazioni fatte a memoria.

 

Comunque sia, l’italiano nel mondo piace (sapevate che all’estero è una delle lingue preferite per i tatuaggi?), è una lingua simpatica, musicale, a molti ricorda le origini, ad altri le vacanze, la cultura, la cucina... E, soprattutto, all’estero non ci si vergogna più della propria italianità; questo ci porta alla parte 2 dell’articolo.

 


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