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Parole straniere - Premessa - Pronuncia

 

L'italiano e le lingue straniere: da sempre nemici; una popolazione, la nostra, che storicamente ha fatto fatica ad abbandonare il dialetto per l'italiano, e ha sempre messo in secondo piano le lingue straniere. Per carità, parliamo di larga diffusione della conoscenza, perché qualcuno che conosca bene una o più lingue straniere c'è anche da noi, ma rara avis.

 

Gli italiani, come tutti i popoli, si dividono in tre gruppi nei confronti delle lingue straniere: coloro che dichiarano apertamente di non parlarne; quelli che dicono di parlare una lingua e poi si perdono ai primi basilari convenevoli; chi veramente ne padroneggia una o più. La differenza in italia è data dall'incredibile numero di coloro che ricadono nel secondo dei suddetti gruppi.

 

Ma abbiamo divagato. Passiamo adesso alle regole di base per pronunciare le parole straniere se non padroneggiate quella lingua.

  1. Se si deve pronunciarle in pubblico (aule, TV, radio, ecc.) informarsi preventivamente, e grazie ad internet è molto facile e non si hanno scusanti. ATTENZIONE: molti dei siti che offrono di farvi ascoltare la pronuncia delle parole, non operano controlli sugli inserimenti, così che sono pieni di cosiddetti "troll" (persone che imbrogliano con la finalità di fuorviare la gente, a volte solo per il gusto di farlo).
  2. Non sempre è facile arrivare alla pronuncia corretta, particolarmente se si tratta di suoni inusuali nella lingua italiana: è buona norma cercare di avvicinarsi il più possibile alla pronuncia corretta, ma solo se si è ragionevolmente consapevoli di andarci molto vicino, altrimenti è meglio adoperare la pronuncia italiana (si può, visto che non esiste l'obbligo di conoscere le lingue straniere!), evitando casi estremi, come ad esempio pronunciare Porske per Porsche...
  3. Non, ripetiamo NON, pronunciatele in maniera volutamente strana o confusa, come nei vecchi film di Alberto Sordi, sperando di avvicinarsi fortunosamente alla pronuncia corretta o che gli altri non se ne accorgano: è meglio una pronuncia errata ma italiana (tutto sommato scusabile) che il "famolo strano" di verdoniana memoria. L'errore, infatti, certifica che non ne conoscete l'esatta pronuncia, cosa ripetiamo più che plausible; il tentativo di "arrampicarsi sui muri" va però oltre, aggiungendo anche l'incapacità ed una certa forma di ridicolo.

Quindi, se ritenete continuate pure a dare la colpa alla scuola che non vi ha insegnato una lingua straniera, invece che a voi stessi che non l'avete studiata, ma seguite le tre suddette regole. Soprattutto sappiate che qualcuno che si accorgerà della vostra ignoranza (da "ignorare", non come offesa) ci sarà sempre: fatevene una ragione e potrete restare a testa alta, tentate di spacciare falsa cultura e sarete ridicoli.


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